Le Federazioni Pubblico Impiego chiedono pertanto di bloccarne l’iter legislativo
Si è svolto ieri un incontro tra una delegazione di Governo e le Federazioni Pubblico Impiego della CSU in materia di trasformazione dell’Ente Poste in Società per Azioni. Tale operazione partirebbe senza la presentazione alle parti sociali di alcun documento qualificabile come piano aziendale, quindi senza esporre quali siano le finalità, come le si voglia raggiungere, quali approfondimenti siano stati fatti per giungere a tale proposta, ecc.
Le Federazioni sindacali hanno dichiarato la propria contrarietà ad un’operazione che non ha alcun senso economico. Questa trasformazione, a detta del Governo, servirebbe infatti per predisporre in maniera più snella e flessibile una serie di nuovi servizi finanziari, oggi svolti solo da istituti bancari.
Nella valutazione negativa della CSU non vi è nulla di ideologico, ma solo la considerazione che non basta trasformare un ente in una Società per azioni per attuare tale cambiamento. Come sappiamo, infatti, la liquidità nel nostro paese è molto diminuita negli ultimi anni (il nuovo scudo fiscale italiano non migliorerà le cose), e non vi sono le condizioni per creare ulteriore concorrenza, appunto perché non c è mercato.
I supposti servizi finanziari, peraltro, potrebbero benissimo essere svolti già dall’Ente Poste, al di là della sua azionarizzazione; tali servizi non sono mai stati implementati proprio per le considerazioni prima espresse. A dimostrazione di ciò va ricordato che da oltre un anno sono stati attivati due incarichi di alto livello all’interno dell’Ente Poste proprio per proporre ed implementare tale tipo di attività. Dopo tutto questo tempo ancora non è stato prodotto nulla, e ciò non per incapacità degli operatori ma evidentemente per il fatto che, come si diceva, il mercato in tale settore è più che saturo.
Altra considerazione centrale è che l’Ente poste non è dotato delle strutture per effettuare servizi bancari; andrebbe quindi fatta una serie di ingenti investimenti per adeguarle. Vi è poi la questione del personale precario il quale, in attesa della definizione del fabbisogno e dell’attuazione di quanto previsto dagli accordi sindacali ha, nel frattempo ha maturato una anzianità di servizio considerevole. Personale che, al momento, ha solo avuto rassicurazioni molto generiche.
In conclusione le Federazioni Pubblico Impiego della CSU hanno chiesto di sospendere l’iter di trasformazione, e prevedere un confronto serrato su questi temi prima di predisporre la trasformazione. Un vero confronto è ancora possibile solo se, ovviamente non si mettono le parti sociali di fronte a scelte già compiute.
FUPI-CSdL FPI-CDLS