
Analizzando gli effetti del drastico cambiamento proposto per le transazioni SMAC, vengono smentite le affermazioni del Segretario di Stato per le Finanze. Ai redditi medio bassi verrebbero aumentate le tasse, comprese quelle occulte, rappresentate dai maggiori costi per le spese in territorio
San Marino, 20 luglio 2025 – Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la diversa tendenza dei prezzi dei prodotti alimentari tra Rimini e San Marino, nel periodo 2012 – 2024. Ne è emersa la conferma che nel nostro territorio la crescita è ben superiore rispetto a quella del circondario.
A fronte della iniqua ipotesi di riforma delle imposte dirette presentata dal Segretario di Stato per le Finanze, vediamo quindi quale sarebbe l’impatto su una famiglia tipo di tre persone, composta da genitori con un figlio minore, con un reddito da lavoro dipendente di 25.000 euro lordi annui ciascuno, escluso il TFR.
Questi genitori oggi devono smaccare circa 3.500 euro a testa, per ottenere il massimo sconto fiscale, e beneficiano di circa 5.500 euro di no tax area, per un totale di 9.000 euro deducibili dall’imponibile. Con l’ipotesi di riforma, compreso il raddoppio delle imposte sul TFR, pagherebbero circa 118 euro l’anno in più ciascuno, pur tracciando con la SMAC tutti i 6.000 euro previsti.
Tengo a precisare che i redditi presi a riferimento corrispondono circa al livello più basso del contratto industria senza scatti di anzianità. Alla faccia della tutela dei redditi bassi! Abbiamo già detto, e riconfermiamo, che dopo aver perso tra il 14% ed il 25% del proprio potere d’acquisto a seconda del settore ove sono occupati, non è accettabile che le imposte aumentino; anzi devono diminuire.
Ma non è finita qui! Se questa famiglia nel 2012 spendeva 400 euro al mese (4.800 all’anno) per l’acquisto dei prodotti alimentari, metà a San Marino e metà a Rimini, oggi nel nostro Paese spenderebbe il 51,6% in più rispetto a 13 anni fa, ovvero 3.638 euro rispetto ai 2.400 di allora. Nel circondario, invece, pagherebbe i medesimi prodotti il 34,9% in più rispetto al 2012, ovvero 3.238 euro, con una differenza di ben 400 euro che diventerebbero una tassa occulta dovuta alla differente incidenza dell’aumento dei prezzi.
Se poi questi genitori avessero nel frattempo aumentato l’acquisto di prodotti alimentari fuori territorio, riducendolo al contempo a San Marino per spendere meno, questa nuova tassa peserebbe ancora di più.
Riproporzionando la simulazione per una famiglia di pensionati al minimo, pari a circa 15.000 euro lordi annui ciascuno, per non avere un aggravio fiscale dovrebbero smaccare circa 4.000 euro a testa, a fronte dei poco più dei 900 attuali: 4 volte tanto!
Al contrario, attualmente, chi deve transare con la SMAC almeno 6.000 euro annui per avere il massimo delle deduzioni fiscali, possiede redditi lordi annui superiori a 35.000 euro, mentre coloro che superano i 50.000 euro annui devono smaccare almeno 9.000 euro. Stando all’ipotesi di riforma IGR, tutti questi soggetti, che hanno maggiore capacità di spesa, saranno liberi di non passare la SMAC, una volta raggiunta la soglia dei 6.000 euro.
Ognuno valuti liberamente se tutto ciò corrisponde ai principi di equità che sono stati richiamati da quasi tutti gli interventi durante il dibattito in CGG, tra cui diversi di convinto apprezzamento del provvedimento in esame. Seppure il Segretario di Stato sappia essere convincente, a mio avviso serve un maggior spirito critico, fondato su analisi approfondite degli effetti delle norme proposte.
Ritengo infatti che la rappresentazione di un provvedimento che salvaguarderebbe i redditi più bassi, aumentando le tasse solo per quelli più alti, corrisponde ad una vera e propria bufala. È vero che, analogamente all’applicazione del fiscal drag, i secondi subirebbero un maggiore aggravio o sconto in termini assoluti, ma resta il fatto che la maggior parte delle entrate sono garantite dai redditi medio-bassi, perché rappresentano la stragrande maggioranza dei contribuenti persone fisiche.
Ribadisco: anche un piccolo aumento è troppo! Le tasse su lavoratori dipendenti e pensionati vanno ridotte ed i contratti devono essere rinnovati recuperando almeno parte del potere d’acquisto perduto. Vedremo il ruolo che, in proposito, svolgerà il Governo, anche per i contratti del settore privato che non dovessero raggiungere questo sacrosanto risultato.
Enzo Merlini – Segretario Generale CSdL