Il Consiglio Direttivo CSdL riunito nel pomeriggio di oggi tramite la piattaforma Zoom, ha indetto il 20° Congresso della Confederazione Sammarinese del Lavoro. In tal senso la data fissata è giovedì 11 e venerdì 12 novembre 2021, presso il Palace Hotel di Serravalle.

Il Direttivo ha dato mandato agli organi esecutivi della Confederazione di predisporre l’iter organizzativo e i diversi adempimenti, tra cui lo slogan congressuale e la preparazione del documento di base per il dibattito nelle assemblee precongressuali.

Il dibattito è proseguito sui temi di maggiore attualità, di cui verrà data informazione nei prossimi giorni.

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I numeri sono impietosi: i grandi debitori aumentano sempre di più, sia nel numero che nell’ammontare complessivo delle somme non ancora riscosse, arrivate a 229,5 milioni. Caduta nel vuoto la richiesta della CSdL al Governo e Banca Centrale di un tavolo di confronto per ridurre le inadempienze e migliorare l’azione di recupero

Il tema dei grandi debitori è stato tra gli argomenti principali del 4° appuntamento di “CSdL informa”, trasmesso ieri in diretta sulla pagina Facebook “Cuore CSdL”. Ne ha parlato il Segretario Confederale Enzo Merlini, sollecitato dalle domande del Segretario Generale Giuliano Tamagnini. Sono intervenuti altresì il Segretario FUCS Alfredo Zonzini, la Funzionaria FUPI Cinzia Casali, il Funzionario FULI Davide Siliquini e il Segretario FUPS Elio Pozzi.

Enzo Merlini ha innanzi tutto ricordato come ci siano due categorie di grandi debitori; quella più corposa è relativa alle banche, che hanno prodotto un miliardo di NPL. “Noi già dalla legge di bilancio scaturita dal tavolo quadripartito dell’autunno 2019 abbiamo chiesto di avere il quadro degli NPL delle banche dove lo Stato aveva messo i soldi, ma abbiamo incontrato il silenzio più assoluto.”

Il Segretario Confederale CSdLha ricordato la lettera che la CSdL ha inviato lo scorso febbraio a Governo e Banca Centrale a seguito della pubblicazione anagrafica dei debitori verso lo stato per monofase, contributi, bollette e altro, lettera che non ha ricevuto nessuna risposta. Il numero dei soggetti morosi è passato da 548 nel 2018 a 584 nel 2019 e a 612 nel 2020, mentre l’importo totale è passato da 211 del 2018 a 229,5 milioni del 2020.

È vero che per gran parte dei quei debitori le cifre stanno tra i 50 e i 200mila euro, che comunque sono somme rilevanti, ma ce ne sono 35 che ammontano da uno a tre milioni, 9 da tre a 10 milioni e uno che addirittura ha un debito verso lo Stato di 21 milioni. “In questa lettera noi abbiamo chiesto di avere qualche informazione in più sui debitori rispetto a come sono distribuiti, ovvero quali sono le categorie di imprese nelle quali sono più concentrate queste masse debitorie.”

Il 30% di queste situazioni sono fallimenti, buona parte dei quali sono stati chiesti dal sindacato perché anche i lavoratori devono avere le loro somme. Nell’80% dei casi i fallimenti si concludono con un nulla di fatto, cioè dalle procedure concorsuali il Tribunale non riesce a ricavare neanche un centesimo, perché o sono situazioni vecchie, dalle quali non si recupera più niente, o sono aziende che non avevano beni da aggredire.

“I tempi di riscossione sono determinanti”, ha sottolineato Enzo Merlini. “Se rispetto ad un’azienda che ha un debito verso lo Stato si aspetta troppo a riscuoterlo, quando si arriva è tardi, e non c’è più niente da raccogliere. Tra l’altro non si sa quanto siano vecchi i crediti vantati in caso di fallimenti e liquidazioni d’ufficio, e non sappiamo se sono state fatte per tempo le azioni possibili per recuperare i debiti maturati.

Quando vediamo dei debiti così rilevanti verso lo Stato, la prima domanda che scaturisce è come sia possibile che a tante aziende sia consentito accumulare debiti da 1 fino a 20 milioni di euro senza essere fermate prima! Molte aziende tra queste sono in difficoltà, ma non si può dire che siano destinate al fallimento, per cui vale la pena vedere fino in fondo se si possono salvare, pagando fino per intero i debiti che hanno maturato. Se l’azienda è capitalizzata, è proprietaria dell’immobile, ha macchinari e beni che si possono aggredire per garantire i creditori, ad iniziare dagli stessi lavoratori, è giusto avere pazienza, poiché le difficoltà possono capitare a chiunque. Ma se un’azienda non ha nessuna possibilità di sopravvivere e non ha capitali da mettere a garanzia, come si fa a consentirle di accumulare debiti su debiti che non verranno mai pagati?”

Ha aggiunto Merlini: “Noi sappiamo che i curatori fallimentari in alcune circostanze hanno fatto denuncie all’autorità giudiziaria perché hanno rilevato operazioni non del tutto regolari (il curatore fallimentare ha il dovere di denunciare le situazioni di mala gestione). Non abbiamo nessuna notizia se, in questi casi, sono stati aperti fascicoli, se hanno prodotto risultati o sono stati archiviati per prescrizione del reato.”

Rispetto all’anagrafica dei debitori della monofase, contributi, ecc., la CSdL si è posta con atteggiamento costruttivo e non accusatorio, con l’obiettivo di consentire il recupero di più risorse possibili, superando le difficoltà e le inadempienze esistenti. La legge di bilancio concordata al tavolo quadripartito prevedeva un articolo specifico che dava questo imput, anche rispetto al miglioramento dell’azione di Banca Centrale, ma non si è nemmeno aperto il tavolo di confronto. Allora si vuole che le cose vadano avanti così, anche di fronte a numeri così impietosi.

“Se un’azienda – ha puntualizzato Merlini – ha un capitale minimo di 26.000 euro, come previsto per le Srl, finché ha un giro d’affari ridotto va anche bene, ma se diventa milionario, maturando una monofase di decine e centinaia di migliaia di euro all’anno, come si può consentire che tale impresa non abbia alle spalle garanzie per assicurare i creditori, in primis i dipendenti e lo Stato? Queste aziende dunque vanno fermate prima, e quando si riscontra che non c’è niente da fare, devono essere fatte fallire. Se l’amministratore e i soci sanno che se anche non pagano il dovuto la loro azienda non viene fatta fallire, la domanda allora è: ma le persone e le imprese oneste devono pagare i debiti delle altre?”

La CSdL rinnova il proprio pressante appello al Governo a fornire risposte ai quesiti posti e ad aprire rapidamente un confronto sui grandi debitori nell’interesse generale del paese, peraltro alle prese con un indebitamento pubblico che non ha precedenti nella storia del nostro Stato.

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I dati sull’occupazione di marzo 2021 sono ancora una volta in chiaroscuro. Il numero dei disoccupati in senso stretto è calato rispetto ad un anno fa: se nel 2020 erano 886, di cui 567 donne e 319 uomini, dopo i primi tre mesi di quest’anno sono scesi a 803 (570 donne e 233 uomini).

Dai dati dell’Ufficio di statistica si evince altresì che a marzo 2021 si registrano 113 occupati totali in meno, ma al contempo 149 sammarinesi e residenti occupati in più. I frontalieri sono invece diminuiti di 262 unità rispetto ad un anno fa: il blocco delle liberalizzazioni ha quindi prodotto un incremento sensibile dell’occupazione interna, che si sarebbe potuta verificare ben prima, a dimostrazione che le imprese sono meno virtuose di come qualcuno le vuole rappresentare.

Gli uomini sammarinesi e residenti occupati sono aumentati di 183 unità, mentre i disoccupati sono scesi di 86 unità: ciò significa che 100 uomini sammarinesi o residenti hanno trovato lavoro pur non essendo iscritti alle liste di collocamento. Al contrario, le donne sammarinesi e residenti occupate sono scese di 34 unità, mentre è rimasto costante il numero delle disoccupate; ciò non significa che non cerchino lavoro, ma che preferiscono usare altri canali.

Di certo, l’etichetta di “vagabondi” appiccicata alle persone che non si sarebbero dichiarate interessate alla possibilità di impiego presso il polo della moda, non incentiva l’iscrizione alle Liste di Avviamento al Lavoro.

Si tenga presente che di questi 803, la fascia più cospicua è rappresentata da giovani di età inferiore ai 35 anni, che sono 345 e corrispondono al 43% del totale. L’altra fascia più rilevante è quella tra i 50 e i 64 anni, i quali ammontano a 222, pari al 28%. Rispetto al totale, 469 sono diplomati o laureati, pari a quasi al 60%; pertanto, è più che legittimo che alcuni di questi aspiranti lavoratori cerchino un’occupazione che abbia una qualche attinenza con i titoli di studio conseguiti o comunque coerente con i livelli di scolarizzazione raggiunti.

La crisi economica conseguente alla pandemia ha colpito pesantemente alcuni settori in particolare, con la conseguente riduzione degli occupati, ma è giusto rilevare che il settore manifatturiero si è distinto in termini di incremento occupazionale, sia in senso assoluto, che con specifico riferimento ai sammarinesi e residenti. Rispetto al 31 marzo 2017 occupa 969 persone in più, pari al’88% del totale, che è cresciuto di 1.099. Di questi, 525 sono sammarinesi e residenti, pari al 54%.

Dall’altra parte, settori ove l’occupazione femminile è più marcata, hanno segnato una evidente preferenza per i non residenti: questa tendenza si è però invertita nell’ultimo anno.

Degno di nota, in negativo, è il fatto che i rapporti di lavoro a tempo determinato siano molto diffusi: al 31 dicembre 2020 rappresentava il 15% del totale, mentre un anno prima rappresentava il 17% del totale. Nonostante ciò, la Segreteria di Stato per il Lavoro ritiene che le maglie del lavoro precario debbano essere ulteriormente ampliate!

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Il servizio su San Marino RTV

https://www.sanmarinortv.sm/news/economia-c5/csdl-lavoratori-sammarinesi-altro-che-vagabondi-a205129

 

 

Si parlerà di grandi debitori, di sanità e di prepensionamenti nella puntata di domani di “CSdL Informa” con inizio alle 18.30, in diretta sulla pagina Facebook “Cuore CSdL”. Anche in questa puntata interverranno un dirigente confederale e un rappresentante delle quattro Federazioni di categoria della CSdL, con il coordinamento del Segretario Generale Giuliano Tamagnini.

Rispetto al tema dei grandi debitori, ricordiamo che la CSdL lo scorso 16 febbraio ha inviato una lettera al Governo sul tema, alla quale non è arrivata nessuna risposta, evidenziando – tra le altre cose – la necessità di varare specifici provvedimenti legislativi per evitare il susseguirsi di posizioni debitorie rilevanti, e di una maggiore efficacia nel recupero dei crediti da parte di Banca Centrale.

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Aumentati gli importi, ma dall’intervento restano ancora esclusi i nuclei familiari che hanno immobili oltre la casa di abitazione e detengono complessivamente oltre 6.000 euro in denaro o strumenti finanziari

Con l’emanazione del Decreto Delegato n. 73 del 29 aprile, che modifica le norme sull’assegno minimo garantito ai nuclei familiari, finalmente qualcosa si è mosso.

A seguito delle forti pressioni e sollecitazioni delle organizzazioni sindacali, su cui la CSdL era tornata quando il Congresso di Stato ha emanato il cosiddetto Decreto Ristori per le aziende, sono stati aumentati gli importi di questo intervento di sostegno ai cittadini in difficoltà. Il reddito minimo è stato portato, dai precedenti 580 euro a 650 euro, maggiorato di 150 euro per il coniuge o per il convivente, e di 100 euro, rispetto ai 50 pre-esistenti, per ogni altro membro del nucleo famigliare. Il reddito minimo della famiglia è ulteriormente maggiorato in misura pari al 50% del canone mensile dell’affitto, fino a 400 euro al mese.

È invece rimasta invariata la impossibilità di accedervi per i nuclei familiari che possiedono immobili oltre la casa di abitazione e detengono complessivamente oltre 6.000 euro in denaro o strumenti finanziari. Ciò significa che le famiglie devono dare fondo a tutti i propri risparmi, prima di poter essere considerati in condizioni di difficoltà, mentre analoghe disposizioni non sono state previste per differenziare i ristori alle aziende, se non in misura molto parziale.

Siamo quindi ancora lontani rispetto dell’obiettivo dell’equità. Questo necessario intervento, dal quale finora sono stati esclusi numerosi nuclei famigliari che hanno subito una drastica riduzione del reddito, al pari delle imprese, deve essere calibrato sulla base delle reali necessità di sostegno delle famiglie, e non attraverso alcuni parametri computati in misura forfetaria.

Le resistenze del Governo alla revisione della norma, avvenuta solo ora, erano legate alla possibilità che questo assegno venisse percepito anche da persone che non ne avessero reale necessità, ad esempio perché la rete familiare sarebbe in condizioni di sostenere i loro congiunti. In tal senso da parte nostra riteniamo corretto che le verifiche sulla reale sussistenza dei requisiti per ricevere l’assegno familiare possano essere ampliate.

Prima della ratifica del Decreto Delegato in Consiglio Grande e Generale, la CSdL insisterà affinché si tenga conto di queste considerazioni, che riteniamo quanto meno di buon senso.

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1° Maggio e difesa dei diritti sindacali

Abbiamo ascoltato le smentite del Segretario Lonfernini, ma intanto è già operativa una nuova agenzia di lavoro interinale, che immaginiamo abbia avuto rassicurazioni rispetto ad un “mercato” che si sta per aprire

RSM 30 aprile 2021 – “Non siamo disponibili a mettere in discussione la funzione pubblica dell’avvio al lavoro dei disoccupati, mentre siamo pronti a discutere su come migliorarne l’efficacia e l’efficienza. Quindi, non concordiamo sull’abrogazione del divieto di mediazione, come paventato.”

Lo ha scritto chiaramente la CSdL nella sua posizione sulla proposta di riforma del mercato del lavoro del Segretario Lonfernini, con chiaro riferimento al lavoro interinale che in tale proposta viene riesumato dopo che era stato di fatto superato a San Marino. Una posizione assunta a ridosso del 1° Maggio, la ricorrenza che celebra le conquiste sindacali e la necessità per il sindacato di difendere strenuamente le condizioni raggiunte con la lotta dei lavoratori – ad iniziare dalla stabilità del rapporto di lavoro – oggi rimessa in discussione, anche da questa ipotesi di “riforma”.

“Ancora una volta vengono presentati interventi, sia pure sotto forma di proposta, senza un’analisi preliminare dei dati ed un confronto relativo alle eventuali problematiche esistenti ed alle relative soluzioni”, ha scritto in premessa la CSdL, denunciando la totale assenza di confronto da parte del Governo sul come dare una risposta ai tanti disoccupati che affollano le liste di avviamento al lavoro, e in particolare le fasce più deboli (donne, giovani, ultracinquantenni, invalidi/disabili).

Per la CSdL l’obiettivo di migliorare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro non può che essere condivisibile, ma occorre essere chiari sull’analisi delle problematiche e sulle soluzioni che si vogliono adottare. Ad esempio, particolarmente quando alle imprese serve personale non qualificato, la richiesta numerica, inviata all’Ufficio Pubblico di competenza, deve rimanere la modalità “normale” attraverso la quale avviene la selezione dei candidati.

La Confederazione del Lavoro non ritiene che la funzione di collocamento degli uffici pubblici necessiti di “aiuti” esterni, ovvero la reintroduzione nel paese delle agenzie di lavoro interinale, tenuto conto che si deve mettere in relazione circa la metà delle imprese operanti (2.000, visto che le altre non hanno dipendenti e non assumono) e un migliaio di disoccupati. “Non siamo d’accordo – ha scritto la CSdL – di riesumare vecchie pratiche, anche se per il momento limitate al lavoro occasionale, in base alle quali i disoccupati sammarinesi e residenti debbano subire il “filtro” di un’azienda privata con scopo di lucro per trovare lavoro.” Inoltre va ricordato che dette agenzie sono interessate ad intermediare solo figure di facile collocazione, mentre le persone con maggiori difficoltà rimarrebbero comunque a carico del collocamento pubblico.

Abbiamo ascoltato le smentite del Segretario Lonfernini: intanto però è già operativa una nuova agenzia di lavoro interinale, che immaginiamo abbia avuto rassicurazioni rispetto ad un “mercato” che si sta per aprire. A proposito di lavoro occasionale, che di fatto è la scusa con la quale nella proposta del Segretario Lonfernini viene ripresentato il lavoro interinale, per la CSdL non è accettabile l’affermazione secondo cui occorre allargarne le maglie per far emergere il lavoro irregolare. Se questo è presente, lo è per altri motivi, tra cui la precisa volontà di sfruttare il lavoro e non in maniera occasionale. La CSdL non condivide l’ipotesi di modificare le modalità di ricorso al lavoro occasionale da parte delle imprese, e sulla estensione di tali modalità a tutti i settori.

Già oggi questa forma di lavoro viene utilizzata con modalità diverse rispetto allo scopo, ovvero la imprevedibilità e la breve durata della prestazione richiesta, in particolare nel settore del turismo e ristorazione. La CSdL chiede anche che venga abrogata o limitata fortemente la “solidarietà familiare”, ovvero la possibilità di impiegare sul posto di lavoro membri della propria famiglia pagando una piccola quota; una modalità che è diventata una vera a propria forma di concorrenza sleale che limita le possibilità di lavoro ai disoccupati.

Rispetto alle proposte sulla revisione delle regole relative alle assunzioni a tempo determinato, la CSdL è contraria alla ulteriore precarizzazione che viene ipotizzata. La situazione determinata dalla pandemia non può essere presa a pretesto: non a caso il sindacato ha sottoscritto accordi per consentire un maggior numero di rinnovi rispetto a quelli previsti. La normativa relativa all’incremento temporaneo di lavoro viene spesso disattesa, perpetuando una modalità che è prevista fino ad un massimo di 18 mesi, che però viene intesa con riferimento alla durata del contratto del singolo lavoratore e non all’esigenza dell’impresa. Ne consegue che circa il 20% dei contratti è a tempo determinato, da ben prima della pandemia, e ciò è la dimostrazione che anche parte del lavoro strutturale viene trattato come se fosse temporaneo. Sull’insieme di queste tematiche la Segretaria di Stato per il Lavoro ha convocato un incontro con la CSdL per il prossimo venerdì 7 maggio, nel quale la Confederazione sosterrà con determinazione le proprie posizioni per impedire qualsiasi arretramento dei diritti e dei livelli di tutela dei lavoratori, oggi più che mai messi sotto attacco.

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Il 1° maggio, Festa dei Lavoratori, assume un valore ancora più forte e significativo in questo secondo anno di pandemia. Un drammatico evento che ha funestato famiglie e comunità per le tante vittime, a cui dedichiamo un pensiero e un ricordo. Al contempo le conseguenze della pandemia hanno provocato una profonda crisi economica con la conseguente riduzione del reddito per molte famiglie, collocandole spesso al limite della povertà, senza che siano stati predisposti adeguati interventi di sostegno sociale ed economico ai lavoratori ed ai nuclei familiari.

Altro effetto negativo della pandemia è l’aumento delle disparità e delle disuguaglianze, in un Paese in cui l’equità è un traguardo ancora molto lontano. La ripartenza post pandemia deve mettere al centro il rilancio dell’occupazione, assicurando un lavoro dignitoso a chi ne è privo e consolidando i diritti per chi lavora. Al contempo vanno destinate le necessarie risorse per attrarre nuovi investitori, creare nuovi posti di lavoro e rilanciare lo sviluppo, utilizzando al meglio i finanziamenti ottenuti dallo Stato tramite i prestiti internazionali. Nonostante la difficile situazione economica, il sindacato resta impegnato nel rinnovo dei contratti di lavoro, in particolare quelli scaduti da tempo.

È nei momenti di crisi e di emergenza che si deve rafforzare il senso di unità e di coesione di una comunità e di un Paese. Il sindacato ha messo da sempre la solidarietà tra i suoi valori fondamentali e non negoziabili: in occasione della festa più importante per il movimento dei lavoratori questi valori fondanti vanno riaffermati con forza. Esprimiamo un profondo ringraziamento a tutti i lavoratori che durante questi lunghi mesi di pandemia hanno garantito con la consueta professionalità e con immancabile senso di responsabilità i servizi essenziali ai cittadini. Gratitudine e vicinanza a medici, infermieri, operatori sanitari e socio sanitari che si sono presi cura delle persone malate e a tutti i lavoratori che hanno continuato a lavorare e a mandare avanti il paese al servizio dei cittadini, affrontando grandi difficoltà e correndo anch’essi seri rischi per la propria salute e per quella dei propri famigliari.

La frase che contraddistingue e sottolinea il 1° maggio 2021 è: “Fermiamo la pandemia e superiamo le disuguaglianze“. Con questo impegno il sindacato vuole rilanciare una stagione di sviluppo, crescita occupazionale e riforme eque e sostenibili, riaffermando la dignità del lavoro e il primato della democrazia. Dobbiamo impegnarci per difendere e consolidare il patrimonio composto da conquiste sociali ed economiche raggiunte con le lotte dei lavoratori e dei pensionati rappresentati dal sindacato; non sarà tollerato nessun arretramento sul piano dei diritti e della democrazia. Viva il 1° maggio, viva il movimento dei lavoratori!

– Si esce dalla pandemia solo rilanciando l’occupazione, rafforzando i diritti e le pari opportunità!

– Nessuno sconto per i responsabili dei dissesti bancari e degli NPL, e si rendano noti i grandi debitori!

– San Marino deve accelerare i processi di associazione/adesione all’Unione Europea. Il Paese ne ha bisogno ora!

– Il confronto e la partecipazione sono la base della democrazia. Il Covid non può fermare i processi democratici!

– Sono indispensabili adeguati interventi di sostegno ai lavoratori e alle famiglie in difficoltà!

– Le risorse dei prestiti vanno destinate allo sviluppo economico, ai progetti strategici e alla crescita occupazionale!

– Sanità e stato sociale efficienti, universali e di elevata qualità, sono alla base della coesione sociale.

Centrale Sindacale Unitaria

Parte il servizio della dichiarazione dei redditi per i lavoratori frontalieri, che viene offerto anche direttamente presso la sede della CSdL, ove sarà presente personale del CAAF-CGIL.

Il servizio è attivo per cinque giovedì consecutivi: 24 giugno1 luglio, 8 luglio, 15 luglio, 22 luglio, dalle ore 11.00 alle ore 18.00.  Il periodo è eventualmente prorogabile, se non fosse sufficiente a soddisfare tutte le richieste.

Anche quest’anno le prenotazioni vengono raccolte direttamente dalla CSdL, ai seguenti numeri: tel. 0549 962004 / 07 (FULI); tel. 0549 962044 / 45 (FUCS); tel. 0549 962070 (Ufficio Stampa).

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Sarà una puntata speciale dedicata al 1° maggio quella di CSdL Informa” in programma mercoledì 28 aprile alle 18.30, in diretta sulla pagina Facebook “Cuore CSdL”. Una riflessione sul significato storico di questa ricorrenza, con alcuni ricordi delle celebrazioni passate, e sul valore che questa festa assume nel contesto storico attuale, in cui i diritti del lavoro e le conquiste sociali dei lavoratori sono sempre più minacciati e messi in discussione.

Intervengono un dirigente confederale e un rappresentante delle quattro federazioni di categoria della CSdL. Come sempre coordina la puntata il Segretario Generale Giuliano Tamagnini. Considerata anche l’assenza, per il secondo anno consecutivo, di iniziative in presenza, a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia, la puntata di mercoledì sul 1° maggio è un’occasione per celebrare e sottolineare l’importanza fondamentale di questa ricorrenza per il mondo del lavoro e per tutta la società.

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La FUPS-CSdL ha chiesto un incontro alla Segreteria Sanità e al Comitato Esecutivo ISS sul nuovo nomenclatore

RSM 23 aprile 2021 – Per venire a conoscenza delle nuove disposizioni e modalità adottate per la fornitura dei presidi sanitari per le persone in condizioni di disabilità e di non autosufficienza, basate sull’introduzione di un nomenclatore, la FUPS-CSdL ha inviato una lettera alla Segreteria di Stato per la Sanità e al Comitato Esecutivo ISS con la richiesta di un incontro.

“Si è trattata di una scelta unilaterale – ha scritto in premessa la FUPS – adottata senza nessun confronto con le forze sociali che rappresentano i pensionati, che sono la categoria che maggiormente usufruisce di tali supporti, fondamentali per la vita quotidiana delle persone che versano in condizioni di gravissime difficoltà. Una volta presa conoscenza delle modifiche apportate dal Comitato Esecutivo dell’ISS, di cui abbiamo appreso solo attraverso le notizie di stampa, potremo compiere le più opportune valutazioni e portare le nostre proposte.”

Continua la lettera della Federazione Pensionati CSdL: “Non sarebbe in ogni caso accettabile una riduzione della disponibilità di presidi sanitari per i disabili e i non autosufficienti, magari per ragioni di mero risparmio economico, o la previsione di maggiori difficoltà per ottenerli, in quanto sono le fasce di popolazione in assoluto più fragili e disagiate, che devono ricevere il massimo supporto solidaristico da parte del sistema di protezione sociale.”

La FUPS resta dunque in attesa della convocazione dell’incontro richiesto.

FUPS-CSdL

Federazione Unitaria Pensionati Sammarinese