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I lavoratori in assemblea: “Questa riforma tributaria va bloccata con ogni mezzo possibile”

Una grande partecipazione e un dibattito ricco e appassionato hanno caratterizzato la prima delle sei assemblee zonali, svoltasi questa mattina al teatro Concordia di Borgo Maggiore. I molti interventi dei lavoratori che hanno riempito il teatro hanno espresso il forte e convinto appoggio alla mobilitazione indetta dalla CSU, che culminerà nello sciopero generale in concomitanza con la sessione consiliare di giugno.

I lavoratori hanno affermato con chiarezza e con toni molto forti che non sarà accettata l’ulteriore ingiustizia rappresentata dal progetto di legge di riforma tributaria, e che useranno tutti i mezzi democratici e di lotta possibili per bloccare questo provvedimento, stravolto dal blitz delle forze di Governo in Commissione finanze, con l’appoggio dei poteri forti.

Va invece varata una vera riforma fiscale che cominci a portare equità sociale e chiami i soggetti economici alle proprie responsabilità verso la collettività, mettendo fine alla decennale evasione ed elusione fiscale che sottrae immense risorse allo Stato, impedendo al paese di risollevarsi da una crisi economica dagli effetti devastanti.

Negli interventi i lavoratori hanno rilevato come la politica non sia capace di proporre nessuna idea per un nuovo modello di sviluppo, e come non esprima nessuna volontà di cambiare l’attuale situazione di opacità, che ha portato nel paese ingenti capitali di oscura provenienza e favorito l’infiltrazione della criminalità organizzate nel territorio e nel tessuto economico del paese.

Proposte come quella di vendere gli appartamenti ai non sammarinesi, sono scorciatoie demagogiche che, sul piano pratico, non farebbero altro che attirare ulteriori capitali delle organizzazioni mafiose, le uniche che verosimilmente sarebbero interessate ad investire sul mercato immobiliare sammarinese.

I lavoratori hanno espresso la volontà di dare vita ad una grande mobilitazione che porti a far sentire massicciamente la voce della popolazione esasperata dalla crisi e dall’immobilismo della classe politica, in mano ai poteri forti dell’economia, arroccati nella difesa dei loro privilegi e delle loro posizioni dominanti. Le istituzioni sono dei cittadini, hanno affermato con forza i lavoratori, e non di chi le occupa temporaneamente.
01/06/2012

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