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Precari PA: evitare l’escalation della mobilitazione è possibile

Il Governo deve tradurre in forma scritta quanto assicurato verbalmente fino ad oggi; se così non fosse, la protesta prenderà forma a partire dal prossimo 5 giugno


Sulla stabilizzazione dei precari della PA è tempo di concludere. Se il prossimo incontro tra OOSS e delegazione di Governo non sarà risolutivo, è evidente che la fase di mobilitazione avrà una inevitabile escalation. Per quel che riguarda le preoccupazioni, legittime, dei cittadini, continuiamo a ribadire che il costo dell’operazione è ampiamente coperto da provvedimenti già presi; è poi possibile prevedere alcune razionalizzazioni delle spesa pubblica per consentire ulteriori accantonamenti.

La FUPI-CSdL invita poi a non cadere nel tranello di chi sparge la voce della presunta iniquità di una stabilizzazione nel pubblico impiego in periodo di crisi; ricordiamo che se a San Marino 200/300 famiglie avranno un reddito più certo, ciò sarà sicuramente un bene anche per l’economia in generale.

Infatti, molto frequentemente nelle stesse famiglie il reddito è composto da un emolumento privato e da uno pubblico; l’avere certezza su uno dei due, permetterà ai bilanci di quelle famiglie dove si è persa la fonte di reddito dal privato, di arrivare alla fine del mese. A chi ha espresso preoccupazione riguardo al blocco degli scrutini, quindi, diciamo che tutto ciò è ampiamente evitabile: occorre che il Governo traduca in forma scritta quanto assicurato verbalmente fino ad oggi.

Rispetto ad alcuni interventi polemici da settori del mondo politico giovanile, si ricorda che il diritto di sciopero è un fondamento delle società democratiche, per l’affermazione del quale i partiti - in particolare quelli che hanno una estrazione popolare, che storicamente fondano la propria azione nella difesa dei diritti dei più deboli, e che hanno radici in una parte del movimento dei lavoratori - hanno combattuto aspramente.

Molto più prosaicamente invitiamo poi i movimenti giovanili di questi partiti a non prestare il fianco a chi, negli stessi partiti più giovane non è, poiché, dietro ad affermazioni condivisibili potrebbero esserci ragioni di potere che mirano a far naufragare le trattative in corso. Per tornare al blocco degli scrutini, quindi, come prima detto la mobilitazione è evitabile; se così non fosse, questo tipo di protesta prenderà forma a partire dal prossimo 5 giugno.
23/05/2012

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