
È l’ora delle scelte, il paese non può più aspettare

Presentata la prima parte dell’aggiornamento del progetto di sviluppo CSdL. Il declino del sistema San Marino è impietosamente racchiuso nei numeri della crisi. La tentazione di difendere lo status quo, che ancora persiste in molti ambienti politici ed economici, non è mai stata così pericolosa
- Uno sguardo dentro il contenitore dell’economia sammarinese colpita dalla crisi è quello che ha dato la prima parte dell’aggiornamento del progetto di sviluppo CSdL, presentato ieri sera alla sala del castello di Domagnano. La seconda parte dell’aggiornamento sarà presentata mercoledì 16 maggio alle 21.00, sempre a Domagnano.
Quelle che il progetto di sviluppo CSdL, redatto dal 2007 al 2010, aveva indicato come fragilità del sistema, da tempo sono diventati problemi strutturali dell’economia sammarinese; vanno risolti velocemente con un radicale cambio di rotta.
Le leve competitive su cui era fondato il sistema San Marino, in particolare il segreto bancario e l’anonimato societario, che ci hanno fatto percepire dall’esterno come un paradiso fiscale, non sono più tollerate dalla comunità internazionale, perché hanno attirato capitali poco trasparenti e hanno favorito le infiltrazioni malavitose. La tentazione di difendere lo status quo, che ancora persiste in molti ambienti politici ed economici, non è mai stata così pericolosa.
San Marino deve affrontare sia le proprie questioni interne, ovvero scegliere le nuove leve competitive su cui fondare un nuovo modello di sviluppo, che quelle esterne, attraverso la definizione dei rapporti con l’Italia e con le realtà sovranazionali, in primis la UE.
Sono sei le emergenze indicate dal Segretario Generale CSdL Giuliano Tamagnini: accordo immediato con l’Italia, con lo scambio automatico di informazioni; richiesta di adesione all’Unione Europea; blocco dell’emorragia di posti di lavoro attraverso un piano straordinario di incentivi pubblici a favore di lavoratori ed aziende che investono sulla RSM, come avvenuto per le banche; piano altrettanto straordinario per ridare al paese la legalità perduta; dare sostegno economico al nuovo modello di sviluppo basato su trasparenza ed economia reale; una seria e democratica riforma fiscale, che sia il vero motore della ripresa.
Occorre, ha sottolineato Giuliano Tamagnini, passare dal drenaggio di risorse di dubbia provenienza all’intercettazione di capitali puliti da investire nell’economia reale produttiva di beni e servizi, che deve tornare ad avere un ruolo preminente e centrale. Quindi va affermato un sistema bancario trasparente che raccolga risorse pulite sui mercati internazionali e le ridistribuisca, oltre che sul territorio sammarinese, anche su quelli circostanti. È necessario anche lavorare sulla finanza etica: chi un poco guadagna, è giusto che aiuti chi ha necessità di finanziamenti.
Nella sua dettagliata presentazione, il Direttore di San Marino Lab Denis Cecchetti ha snocciolato alcuni elementi e dati della crisi. Il PIL procapite sammarinese ha raggiunto il suo picco nel 2008, con poco meno di 39.000 euro; nel 2009, con lo scoppio della crisi, il PIL procapite è sceso drasticamente a poco più di 33.000 euro, più o meno lo stesso valore del 2003. Secondo gli indicatori economici, il PIL totale sammarinese alla fine del 2012, ma probabilmente anche gli anni successivi, non riuscirà a raggiungere i livelli pre-crisi, pari a oltre 1.200 milioni di euro nel 2008, se non verranno risolti strutturalmente i problemi di competitività del sistema.
Alla fine del 2010 il settore manifatturiero è quello che ha subito maggiormente i contraccolpi della crisi. Ciò che emerge da un’analisi di questo fondamentale comparto, è che il quadro delle professionalità negli ultimi 10 anni è rimasto sostanzialmente invariato; pertanto, attualmente non siamo attrezzati per far compiere al sistema industriale quel salto di qualità verso produzioni innovative, di qualità, ad alto valore aggiunto ed elevato contenuto tecnologico, necessario per stare al passo con il profondo cambiamento delle richieste del mercato.
In sostanza, tutto il mondo è cambiato, ma noi siamo rimasti uguali nel tempo. Al contempo, anche dall’analisi degli indirizzi scolastici e universitari dei giovani sammarinesi, si rileva che tali indirizzi sono lontani dalle esigenze del nostro sistema economico…
Anche il settore finanziario ha subito una forte contrazione, a causa dello scudo fiscale e delle vicende giudiziarie. Di questa contrazione ne risente tutta l’economia, perché è diminuita la capacità di finanziare le attività economiche, oltre che i bisogni dei cittadini. Al contempo la contrazione delle retribuzioni non può che ridurre la parte di reddito destinata al risparmio.
I gruppi bancari nel corso nell’ultimo decennio sono passati dai 4 iniziali a 12, ma oggi sono scesi a 6. La raccolta bancaria è passata da oltre 14.000 milioni di euro del 2008 a meno di 8.000 milioni al dicembre 2011. Il patrimonio netto delle banche, dagli oltre 1.220 milioni di euro del 2008, è sceso a meno di 800 milioni nel 2011. Un dato piuttosto preoccupante.
Il sistema bancario è quello che ha importato, trasmesso e radicato nel paese i problemi legati a quella clientela che ha portato a San Marino capitali da nascondere al fisco del proprio paese, tra cui anche le organizzazioni mafiose. Tutto il paese da tempo ne sta pagando le gravi conseguenze.
L’aggiornamento del sistema finanziario sammarinese è avvenuto attraverso due nuovi istituti: i fondi comuni di investimento di diritto sammarinese e i Trust. Questi ultimi, tuttavia, sono strumenti scarsamente trasparenti che continuano a favorire l’evasione fiscale. Ma c’è dell’altro: per anni, dopo l’entrata in vigore della Legge 156/2005 (LISF), le quote di alcune banche sammarinesi sono state possedute da società anonime con sede in paradisi fiscali. Ad oggi, c’è ancora una banca posseduta per circa il 95% da una società anonima con sede in Lussemburgo. Dunque, la strada verso la piena trasparenza del sistema è ancora lunga…
La disoccupazione: dai 422 disoccupati del 2001 si è passati a 1.115 del dicembre 2011; ogni tre disoccupati due sono donne. La fascia di età prevalente dei disoccupati è tra i 30 e i 50 anni, ovvero l’età di maggiore efficienza lavorativa. Ciò ha delle conseguenze rilevanti, in negativo, anche sulla produttività del sistema.
Tra gli altri, anche il settore turistico-commerciale-alberghiero ha accentuato la sua intrinseca debolezza, confermando di essere totalmente dipendente dalle presenze nella vicina riviera, senza saper trattenere i turisti a San Marino; peraltro, le notevolissime opportunità offerte dall’inserimento di San Marino tra i siti Unesco, non sono state per nulla sfruttate, facendo così perdere al paese una macroscopica occasione di rilancio.
La seconda parte dell’aggiornamento del progetto di sviluppo CSdL, che sarà presentata nella serata pubblica di mercoledì 16 maggio, è dedicata alle traiettorie per costruire un sistema economico virtuoso e profondamente rinnovato. Ovvero: “Uno sguardo sul futuro: dove siamo oggi, rispetto ad altri paesi, dove potremmo andare.”
- Uno sguardo dentro il contenitore dell’economia sammarinese colpita dalla crisi è quello che ha dato la prima parte dell’aggiornamento del progetto di sviluppo CSdL, presentato ieri sera alla sala del castello di Domagnano. La seconda parte dell’aggiornamento sarà presentata mercoledì 16 maggio alle 21.00, sempre a Domagnano.
Quelle che il progetto di sviluppo CSdL, redatto dal 2007 al 2010, aveva indicato come fragilità del sistema, da tempo sono diventati problemi strutturali dell’economia sammarinese; vanno risolti velocemente con un radicale cambio di rotta.
Le leve competitive su cui era fondato il sistema San Marino, in particolare il segreto bancario e l’anonimato societario, che ci hanno fatto percepire dall’esterno come un paradiso fiscale, non sono più tollerate dalla comunità internazionale, perché hanno attirato capitali poco trasparenti e hanno favorito le infiltrazioni malavitose. La tentazione di difendere lo status quo, che ancora persiste in molti ambienti politici ed economici, non è mai stata così pericolosa.
San Marino deve affrontare sia le proprie questioni interne, ovvero scegliere le nuove leve competitive su cui fondare un nuovo modello di sviluppo, che quelle esterne, attraverso la definizione dei rapporti con l’Italia e con le realtà sovranazionali, in primis la UE.
Sono sei le emergenze indicate dal Segretario Generale CSdL Giuliano Tamagnini: accordo immediato con l’Italia, con lo scambio automatico di informazioni; richiesta di adesione all’Unione Europea; blocco dell’emorragia di posti di lavoro attraverso un piano straordinario di incentivi pubblici a favore di lavoratori ed aziende che investono sulla RSM, come avvenuto per le banche; piano altrettanto straordinario per ridare al paese la legalità perduta; dare sostegno economico al nuovo modello di sviluppo basato su trasparenza ed economia reale; una seria e democratica riforma fiscale, che sia il vero motore della ripresa.
Occorre, ha sottolineato Giuliano Tamagnini, passare dal drenaggio di risorse di dubbia provenienza all’intercettazione di capitali puliti da investire nell’economia reale produttiva di beni e servizi, che deve tornare ad avere un ruolo preminente e centrale. Quindi va affermato un sistema bancario trasparente che raccolga risorse pulite sui mercati internazionali e le ridistribuisca, oltre che sul territorio sammarinese, anche su quelli circostanti. È necessario anche lavorare sulla finanza etica: chi un poco guadagna, è giusto che aiuti chi ha necessità di finanziamenti.
Nella sua dettagliata presentazione, il Direttore di San Marino Lab Denis Cecchetti ha snocciolato alcuni elementi e dati della crisi. Il PIL procapite sammarinese ha raggiunto il suo picco nel 2008, con poco meno di 39.000 euro; nel 2009, con lo scoppio della crisi, il PIL procapite è sceso drasticamente a poco più di 33.000 euro, più o meno lo stesso valore del 2003. Secondo gli indicatori economici, il PIL totale sammarinese alla fine del 2012, ma probabilmente anche gli anni successivi, non riuscirà a raggiungere i livelli pre-crisi, pari a oltre 1.200 milioni di euro nel 2008, se non verranno risolti strutturalmente i problemi di competitività del sistema.
Alla fine del 2010 il settore manifatturiero è quello che ha subito maggiormente i contraccolpi della crisi. Ciò che emerge da un’analisi di questo fondamentale comparto, è che il quadro delle professionalità negli ultimi 10 anni è rimasto sostanzialmente invariato; pertanto, attualmente non siamo attrezzati per far compiere al sistema industriale quel salto di qualità verso produzioni innovative, di qualità, ad alto valore aggiunto ed elevato contenuto tecnologico, necessario per stare al passo con il profondo cambiamento delle richieste del mercato.
In sostanza, tutto il mondo è cambiato, ma noi siamo rimasti uguali nel tempo. Al contempo, anche dall’analisi degli indirizzi scolastici e universitari dei giovani sammarinesi, si rileva che tali indirizzi sono lontani dalle esigenze del nostro sistema economico…
Anche il settore finanziario ha subito una forte contrazione, a causa dello scudo fiscale e delle vicende giudiziarie. Di questa contrazione ne risente tutta l’economia, perché è diminuita la capacità di finanziare le attività economiche, oltre che i bisogni dei cittadini. Al contempo la contrazione delle retribuzioni non può che ridurre la parte di reddito destinata al risparmio.
I gruppi bancari nel corso nell’ultimo decennio sono passati dai 4 iniziali a 12, ma oggi sono scesi a 6. La raccolta bancaria è passata da oltre 14.000 milioni di euro del 2008 a meno di 8.000 milioni al dicembre 2011. Il patrimonio netto delle banche, dagli oltre 1.220 milioni di euro del 2008, è sceso a meno di 800 milioni nel 2011. Un dato piuttosto preoccupante.
Il sistema bancario è quello che ha importato, trasmesso e radicato nel paese i problemi legati a quella clientela che ha portato a San Marino capitali da nascondere al fisco del proprio paese, tra cui anche le organizzazioni mafiose. Tutto il paese da tempo ne sta pagando le gravi conseguenze.
L’aggiornamento del sistema finanziario sammarinese è avvenuto attraverso due nuovi istituti: i fondi comuni di investimento di diritto sammarinese e i Trust. Questi ultimi, tuttavia, sono strumenti scarsamente trasparenti che continuano a favorire l’evasione fiscale. Ma c’è dell’altro: per anni, dopo l’entrata in vigore della Legge 156/2005 (LISF), le quote di alcune banche sammarinesi sono state possedute da società anonime con sede in paradisi fiscali. Ad oggi, c’è ancora una banca posseduta per circa il 95% da una società anonima con sede in Lussemburgo. Dunque, la strada verso la piena trasparenza del sistema è ancora lunga…
La disoccupazione: dai 422 disoccupati del 2001 si è passati a 1.115 del dicembre 2011; ogni tre disoccupati due sono donne. La fascia di età prevalente dei disoccupati è tra i 30 e i 50 anni, ovvero l’età di maggiore efficienza lavorativa. Ciò ha delle conseguenze rilevanti, in negativo, anche sulla produttività del sistema.
Tra gli altri, anche il settore turistico-commerciale-alberghiero ha accentuato la sua intrinseca debolezza, confermando di essere totalmente dipendente dalle presenze nella vicina riviera, senza saper trattenere i turisti a San Marino; peraltro, le notevolissime opportunità offerte dall’inserimento di San Marino tra i siti Unesco, non sono state per nulla sfruttate, facendo così perdere al paese una macroscopica occasione di rilancio.
La seconda parte dell’aggiornamento del progetto di sviluppo CSdL, che sarà presentata nella serata pubblica di mercoledì 16 maggio, è dedicata alle traiettorie per costruire un sistema economico virtuoso e profondamente rinnovato. Ovvero: “Uno sguardo sul futuro: dove siamo oggi, rispetto ad altri paesi, dove potremmo andare.”
11/05/2012
Altre news
| 07/03/2013 | 8 marzo 2013 |
| 06/03/2013 | La morte di Hugo Chavez |
| 01/03/2013 | Approvata all’unanimità dai rappresentanti sindacali la piattaforma per il rinnovo del contratto PA |
| 28/02/2013 | Tms, una sentenza che dà ragione all’utente |
| 31/01/2013 | Infortunio a Dogana: prognosi assurda |
| 30/01/2013 | Sviluppo e solidarietà |










