
1° Maggio 2012: Occorre tornare alla politica delle idee, abbandonando quella degli interessi

Il paese, non potendo esprimere una classe politica nuova, dovrebbe orientarsi verso un “governo tecnico” che esprima le migliori personalità di San Marino per onestà e attaccamento al paese
di Giuliano Tamagnini
La crisi internazionale non accenna a diminuire perché i rimedi posti in essere dai mandati politici del capitalismo mondiale, non producono il risultato di fare ripartire l’economia. Infatti la loro ricetta, che consiste nel diminuire le condizioni retributive e di diritto delle vaste masse di lavoratori, produce unicamente stagnazione economica quando non addirittura recessione. Lo sanno tutti che l’economia dal dopoguerra ad oggi è cresciuta quanto più si sono sviluppati i diritti democratici di vaste fasce di popolazione. È opportuno affermare con forza che non vi è sviluppo senza democrazia e che si deve cominciare a pensare che ci può essere sviluppo anche senza crescita.
Lo sviluppo senza crescita consiste nel modificare il nostro sistema di consumi, cambiare il modo di utilizzare le risorse naturali, diminuire sempre più l’impiego dei combustibili fossili che stanno uccidendo il pianeta, a favore dell’utilizzo di fonti energetiche pulite e rinnovabili.
Nel settore delle energie rinnovabili possiamo tornare a crescere mentre in altri settori dobbiamo pensare ad un uso più parsimonioso delle risorse. Prima di tutto però è necessario pensare alla rifondazione di un equilibrio democratico che per effetto della crisi sta scemando; infatti il capitale pensa che si possa uscire dalla crisi attaccando la democrazia. Io penso invece che si esca attraverso una rimodulazione delle risorse fra capitale e lavoro, che devono tornare a favore di quest’ultimo, e non - come negli ultimi anni - spostando le risorse nei forzieri del grande capitale mondiale, attraverso la finanziarizzazione estrema dell’economia.
In tale contesto, a mio parere è auspicabile che la politica, quella delle idee al servizio della popolazione e non quella qualunquista degli interessi economici, ritorni a svolgere il proprio ruolo di rappresentanza reale delle esigenze sociali e non di quelle prettamente economiche, perché chi detiene il potere economico, o ne è l’espressione quando addirittura è la stessa cosa, è in grado di controllare anche il potere politico, o si determina un sistema che di democratico ha ben poco.
Nello scenario descritto si colloca il nostro piccolo paese, che in un recente passato è stato interessatamente e indistrubatamente lasciato ad arricchirsi, di una ricchezza effimera basata sul drenaggio di ingenti risorse economiche, anche di provenienza malavitosa, principalmente dal territorio italiano. Perché, deve essere chiaro, i paradisi fiscali o pseudo tali sono generati non tanto dal piccolo paese che li ospita, ma dai grandi flussi di capitali ed interessi provenienti dal paese infinitamente più grande che lo contiene.
Nel nostro caso è evidente che a volere una San Marino border line fra soldi della malavita e delle evasioni fiscali, sono stati i nostri amati vicini italiani. Ora questi traffici sporchi non sono più tollerati a livello internazionale, anche perché la crisi prosciuga risorse a tutti gli stati, che hanno bisogno di rimpinguarle anche attraverso la lotta all’evasione.
Ad essere buoni, diciamo che San Marino in questo contesto non ha fatto altro che offrire gli strumenti dell’anonimato societario e del segreto bancario alla bisogna di capitali stranieri che avevano e che hanno necessità di nascondersi. Non c’era però bisogno di essere dei maghi dell’alta finanza per capire che tutto questo non avrebbe potuto durare a lungo.
Non mi dilungo sulla necessità di trasparenza dell’intero nostro sistema economico, perché lo considero un dato acquisito; mi chiedo solo perché la nostra classe politica non si stia per niente interessando a ciò. La risposta è purtroppo semplice: sono coinvolti fino ai capelli con un sistema economico che ha ben poco di trasparente e non hanno né la capacità, né la lungimiranza di programmare un nuovo modello di sviluppo che sia basato sulla trasparenza e sia pienamente integrato con il contesto geografico ed economico in cui è collocata San Marino.
Come dicevo, non occorre essere dei maghi per capire che l’economia di un piccolo paese come San Marino si deve integrare prima di tutto con il circondario, in un contesto di sinergia, favorendo ricadute economiche sui territori limitrofi e non sottraendo risorse come è accaduto finora.
Come ci ha insegnato la crisi finanziaria mondiale, la base economica non può essere che quella a cui ogni paese normale può legittimamente aspirare; economia reale, quindi produzione e servizi che realizzano ricchezza, un sano e trasparente settore bancario che raccolga capitali puliti a livello internazionale per essere rimessi in circolazione a sostegno dell’economia reale di San Marino e dei territori circostanti.
Il commercio e il turismo, vista anche la storica vocazione e la collocazione geografica di San Marino, come utile corollario e completamento di un sistema economico che così può tornare ad essere virtuoso e distribuire ricchezza ben oltre i nostri esigui confini. Ma c’è un però. La classe politica che ha generato quell’economia opaca, quando non addirittura nera, può contribuire a rilanciarne una nuova e trasparente? In altre parole, chi è causa del male può esserne anche la cura? Io penso di no, e mi sembra che in questi ultimi tempi la pensino così anche vaste aree di popolazione, principalmente i giovani.
Anni fa, precisamente il 22 luglio 2008, ebbi occasione di scrivere che questo paese, non potendo esprimere una classe politica nuova perché troppo a lungo dominata da oligarchie che non hanno esitato a trasformare il suffragio universale in una scandalosa tratta di voti pagati anche con i soldi della criminalità organizzata, doveva orientarsi verso la scelta di un “governo tecnico” composto dalle migliori personalità di San Marino per onestà e attaccamento al paese, con tutte le forze politiche impegnate a sostenerlo nel realizzare un programma politico di emergenza approvato dalla popolazione in una specie di moderno Arengo che superi tutti i filtri della politica e dei partiti.
Pertanto, credo che l’intera classe politica debba fare un passo indietro, ammettendo la propria inadeguatezza, che ha causato gravi danni al paese, rinunciando per un po’ alla gestione diretta del potere, quindi evitando di collocare propri uomini nel Congresso di Stato. Quindi, si faccia un governo di tecnici, che tenga per un po’ di tempo la politica lontano dalle stanze del potere, che realizzi le grandi riforme di cui il paese non può fare a meno, e trasformi San Marino in una moderna democrazia liberale e che gestisca le prossime elezioni politiche.
Questa non è antipolitica, anzi io credo fortemente nella politica al servizio della gente; questo è un modo per ridare la possibilità ai partiti di ritornare a fare la politica delle idee e non degli interessi, e dare a questo paese almeno in questo 1° maggio un po’ di fiducia per il futuro. Credo che ancora oggi questa sia l’unica strada percorribile, perché i partiti tradizionali non rappresentano più le aspirazioni di blocchi sociali storici; il superamento della politica classista ha portato tutti a volere rappresentare tutti, con il risultato di fatto di non rappresentare più la società civile ma solo gli interessi particolari.
29/04/2012
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