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L’intervento di saluto di Giuliano Tamagnini al 14° Congresso CDLS

Riportiamo di seguito l’intervento di saluto del Segretario Generale CSdL Giuliano Tamagnini alla serata inaugurale (22 marzo) del 14° Congresso CDLS.

"Cari amici e compagni della CDLS, gentili ospiti, è con grande emozione ma con tanto orgoglio che porto il saluto della CSdL a questo vostro 14° Congresso confederale. La tentazione sarebbe quella di fare un intervento che sviluppa i diversi temi politici e sociali contenuti nelle vostre tesi, ed elemento di confronto nel paese, ma questo lo ha già fatto perfettamente Marco nella sua esauriente e approfondita relazione. Tuttavia il mio intervento, pur limitandosi a pochi minuti, non sarà, per la mia proverbiale franchezza, un intervento di circostanza.

Concordo pienamente con voi sull’analisi della crisi internazionale. È emerso chiaramente che il fare denaro con il denaro era solo una grande illusione che ha messo in ginocchio l’intero pianeta. Ora tutti sostengono che si deve ripartire dall’economia reale, cioè quella che noi del sindacato abbiamo sempre sostenuto, che è fatta di donne e uomini che lavorano e che producono.

L’ubriacatura dell’economia finanziaria era arrivata anche a San Marino, che con i suoi capisaldi, l’anonimato societario e il segreto bancario, aveva creduto di potere drenare ingenti risorse dall’esterno. La questione è che nell’elevare all’ennesima potenza questi capisaldi, siamo diventati ricettacolo di risorse provenienti da attività illecite, quando non addirittura malavitose, che ora rischiano di soffocare l’economia pulita e trasparente del paese.

La prima condizione per ripartire, è che la classe politica ed economica che si è resa responsabile di questo scempio tolga il disturbo e lasci spazio a chi vuole bene veramente a San Marino. Tutti i lavoratori hanno cuore a San Marino e da questo si deve ripartire, ridando centralità al lavoro attraverso politiche di sviluppo e democratiche che valorizzino l’economia reale.

Ripartire dal lavoro significa dare speranza ai giovani, nonostante il Decreto Mussoni, che va superato; giovani che non stanno trovando lavoro se non in condizioni di vero e proprio sfruttamento. Da qualche tempo inoltre diversi ragazzi sammarinesi si stanno orientando a cercare lavoro in paesi anche molto lontani, ripercorrendo la strada dell’emigrazione calcata dai nostri padri. Il fenomeno sembra essere finora limitato e circoscritto, ma dà già la misura dello scenario che si potrebbe prefigurare nel prossimo futuro.

La classe politica di questo paese non sta assolutamente pensando al loro futuro e allora io dico che se il Governo che essa ha espresso non è capace di impostare politiche attive per realizzare il nuovo modello economico di respiro europeo, che sia basato su un diverso scambio fra capitale e lavoro, ne deve prendere politicamente atto e lasciare spazio alla parte più sana del paese, che sono appunto i giovani, i lavoratori e i pensionati, i quali dovranno riappropriarsi del ruolo di soggetto politico che gli è consono, dotando il paese di una nuova classe dirigente onesta e capace.

Non è accettabile che tentino di dividerci, mettendoci gli uni contro gli altri. I precari della PA hanno il diritto di essere assunti stabilmente senza dover scambiare questo diritto con la firma di un contratto nazionale privo di qualsiasi contenuto. I lavoratori frontalieri hanno il diritto di vedersi togliere la ignobile tassa razzista legata alla residenza, della quale da sammarinese mi vergogno. Dobbiamo lottare uniti, sammarinesi e frontalieri, per la parità di trattamento, attraverso la mobilitazione di tutto il movimento ed azioni legali che portino tale inaccettabile atteggiamento del nostro Stato fino alle corti internazionali dei diritti dell’uomo.

Per orientare il paese “oltre la crisi”, occorre avere un’idea di che direzione prendere. Il sindacato questa idea ce l’ha, lo ripeto, è quella di ripartire dal lavoro; in tal senso si devono consolidare i diritti dei lavoratori, superando gli ampi spazi di discrezionalità, quando non addirittura di becero clientelismo, introdotti dal decreto Mussoni. La riforma strutturale del mercato del lavoro, in discussione in questi giorni, dovrà rimediare a tali storture, oltre che prevedere precisi percorsi formativi che diano ai giovani e ai lavoratori gli strumenti per essere veramente competitivi sul mercato del lavoro; competizione quindi sulle qualità e le professionalità, e non sulla precarietà e il basso costo del lavoro.

La questione contratti; dalla fine del 2010 tutti i contratti sono scaduti e non sono stati rinnovati. Quello dell’industria, addirittura dalla fine del 2008. Nonostante le aperture fatte dal sindacato, non si riesce a stringere perché l’ANIS alza continuamente il prezzo, con la pretesa di volersi rivalere delle conquiste sindacali degli ultimi 30 anni. Il Governo dal canto suo sta svolgendo un ruolo totalmente insufficiente, quando non addirittura collaterale all’ANIS, non facendo lui per primo il contratto ai dipendenti pubblici. L’idea che loro esprimono è che c’è la crisi, e quindi o si fanno i contratti alle loro condizioni, o non si fanno affatto.

Io penso che questo ricatto sia inaccettabile; la crisi non può essere usata come pretesto per prosciugarci tutti i diritti democratici e sindacali che ci siamo conquistati con dure lotte nel corso dei decenni; la questione non è contratti sì, contratti no, ma ne va degli equilibri democratici, perché se la risposta alla crisi è quella di dare più potere a chi l’ha causata, allora credo che siamo di fronte ad un disegno liberista antidemocratico che dobbiamo contrastare con tutte le nostre forze. Fin dalle prossime settimane, quindi, dovremo riappropriarci di un protagonismo sindacale nel paese e fra i lavoratori, che da un po’ di tempo sembra abbiamo perso.

Senza nessuna ipocrisia, la proposta avanzata da Marco nella sua relazione, di reintrodurre la scala mobile o qualcosa di simile attraverso un referendum istituzionale, pur andando nella direzione dell’obiettivo comune di riconoscere una giusta retribuzione a tutti i lavoratori, non ci convince, perché - così come i lunghi contratti - toglie potere contrattuale ai lavoratori e si può configurare come surrogato dei contratti, rendendo l’illusione che si possa fare a meno dei rapporti di forza. Storicamente, i diritti e i contratti si sono sempre conquistati a prezzo di dure battaglie sindacali e io credo che non saremo certo noi ad invertire questo stato di fatto.

Dovendo comunque fare dei contratti che possano essere gestiti direttamente dai lavoratori, per una durata ragionevole, non rinunciando alla democrazia che in essi è contenuta, difendere le conquiste sindacali e riappropriarci di diritti che rischiano di cadere in disuso anche attraverso la lotta, io credo che nei prossimi giorni dovremo tutti essere seriamente impegnati a non disperdere quel magnifico patrimonio che in tanti anni abbiamo costruito insieme: l’unità. E proprio su questo tema concluderò questo mio saluto. Condivido ciò che affermano le vostre tesi e quanto detto da Marco nella sua relazione. Aggiungo solo che i lavoratori sammarinesi hanno raggiunto i più alti risultati, quanto più elevata è stata l’unità fra CSdL e CDLS.

Unità, naturalmente, non significa appiattimento o annullamento delle rispettive identità, che anzi sono espressione di grande vivacità e cultura democratica, ma deve essere il punto di partenza per respingere il disegno liberista e conservatore di fare arretrare le condizioni dei lavoratori. Posso affermare con certezza che in questi tempi di forte difficoltà economica ed occupazionale i nostri rapporti si sono rafforzati, e quindi cari amici e compagni avanti così, compatti e determinati nel difendere e sostenere i diritti dei lavoratori, anche con posizioni articolate ma mai divergenti.

Lasciatemi infine concludere formulandovi i migliori auguri di buon lavoro, con la certezza che saprete coniugare al meglio, con passione civile e capacità, i bisogni dei lavoratori, che sono il vero motore dell’economia, dei pensionati, dei cittadini onesti e dell’intera società civile, con la fortissima necessità di rinnovamento di questo paese.”
23/03/2012

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