Torna alla homepage di CSdL.sm Vai alla homepage di Sportello Consumatori


La risposta di una lavoratrice precaria a Leonardo Raschi

di Marinella Guerra

Intendo rispondere al Sig. Leonardo Raschi relativamente al pezzo pubblicato su Tribuna. Mi sono profondamente indignata nel leggerlo. Prima di tutto perché non sono una “COSIDDETTA” precaria ma una VERA precaria! Il mio contratto scade il 31/12 ogni anno e fino all’ultimo non so se sarò riconfermata. Percepisco una paga ridotta, non ho diritto all’aspettativa o ad un eventuale trasferimento se ho problemi di salute, le banche non mi concedono facilmente un mutuo perché la precarietà di lavoro non offre sufficienti garanzie, ecc.

Questo succede anche se, lavorando nella Casa di Riposo, faccio fatica a fare le ferie e metto in crisi il servizio se mi ammalo perché nelle graduatorie non c’è sufficiente personale con la mia qualifica.
Secondo lei, Sig. Leonardo Raschi, dovrei restare in silenzio attendendo di essere lasciata a casa dato che si sente parlare sempre con maggiore insistenza di privatizzazioni o esternalizzazioni anche dei servizi basilari? Lei lo farebbe?
Le ricordo inoltre, Sig. Leonardo Raschi, che non ho scelto io di non dare il concorso per accedere al posto che occupo precariamente, ma è stata una scelta della politica. Anche se lei, da ex sindacalista quale afferma di essere, dovrebbe ben conoscere queste cose!

Così come dovrebbe ammettere, se fosse in buona fede, che perorare anche (e non solo) la nostra causa, non è un “intignirsi” della CSU, ma è svolgere il ruolo a cui è preposta. Così come difende i diritti dei lavoratori dell’industria, dei sevizi, dei frontalieri, ecc. ogni qualvolta vengano lesi , vengano discriminati o subiscano ingiustizie. Lei, Sig. Leonardo Raschi, sta facendo esattamente il gioco di quei politici che vogliono i lavoratori del pubblico contro quelli del privato per disgregarli e avere campo libero per continuare i loro giochetti e mandare sempre più a fondo il paese. Le ricordo anche che, ad oggi, la CSU è la sola che riesce a richiamare alla presa di coscienza e alla mobilitazione un grosso numero di persone. Proprio forse per questo le dà fastidio! Le dico questo pur essendo una di quelli che spesso va in polemica con il sindacato, perché anche loro si sono mossi in ritardo. Ma devo riconoscere che stanno cercando, pur tra mille difficoltà, di trovare un punto di mediazione tra quello che è il loro ruolo storico e quello che impone il nuovo corso degli eventi.

Voglio anche farle notare, Sig. Leonardo Raschi, quanto sia infelice il passaggio in cui dice che bisogna sfatare il luogo comune per cui a parità di lavoro corrisponda la stessa retribuzione. Se lei lo considera un luogo comune solo perché le disparità di trattamento sono una prassi consolidata è lei ad avere un problema. Le assicuro che è umiliante e logorante svolgere le stesse mansioni e ricevere un trattamento diverso. Questo vale non solo per la P.A. ma in tutti i settori.

Può credermi se le dico che ho atteso qualche ora prima di replicare al suo intervento per avere il tempo di metabolizzare i suoi concetti: altrimenti, a caldo, mi sarei rivolta a lei con toni molto meno civili. Rifletta, Sig. Raschi. Rifletta!
E soprattutto si rivolga a chi lavora onestamente con un atteggiamento più umile. Oppure, prima di esprimersi sul lavoro altrui, ci dica cosa fa lei.
24/01/2012

Altre news

30/01/2013   Sviluppo e solidarietà
28/01/2013   Demagogia populista
Pagina: 4  5 6