L’incapacità dell’Esecutivo di ottenere il riconoscimento dall’Italia del vaccino Sputnik, creando penalizzazioni per tanti sammarinesi, non deve in alcun modo ricadere sui cittadini sottoponendoli a nuove spese

È del tutto inaccettabile che i cittadini sammarinesi e residenti vaccinati con lo Sputnik debbano pagare di tasca loro il tampone, al prezzo “calmierato” di 15 euro, per accedere in Italia ai servizi per i quali è richiesto il Green Pass.

Il tampone deve essere gratis: chi ha fatto il vaccino Sputnik non ha potuto scegliere, in quanto per diversi mesi è stato l’unico possibile. Il Governo sammarinese, nonostante le ripetute rassicurazioni, a tutt’oggi non è riuscito ad ottenere il riconoscimento dall’Italia del vaccino Sputnik, con il quale sono stati vaccinati la stragrande maggioranza dei cittadini di San Marino. Un riconoscimento che era necessario ottenere prima del 6 agosto, giorno in cui entra in vigore in Italia il Green Pass.

L’incapacità dell’Esecutivo di risolvere questo problema non deve in alcun modo ricadere sui cittadini, i quali non devono sostenere nessuna spesa aggiuntiva per le conseguenze di quello che, finora, è stato un palese fallimento del Governo.

Il pagamento di 15 euro per il tampone rappresenta una beffa anche considerando che in Italia vi sono molti centri o farmacie in cui il prezzo è ancora più basso, pari a pochi euro, oppure è gratuito.

Ci attendiamo che l’Esecutivo e la dirigenza dell’ISS provvedano immediatamente a cancellare qualunque costo per il tampone. Al contempo torniamo a sollecitare il Governo e tutto l’apparato diplomatico sammarinese affinché ottenga dallo Stato italiano il riconoscimento del vaccino Sputnik, come chiede a gran voce l’ampia fetta di popolazione che si è sottoposto alla vaccinazione con il vaccino russo.

Associazione Sportello Consumatori

4 agosto 2021 – Un inedito incontro si è tenuto nei giorni scorsi presso la sede della Centrale Sindacale Unitaria tra Alessandra Gori ed Agostino d’Antonio rispettivamente Presidente e vice Presidente del Consiglio Sindacale Interregionale San Marino-Emilia Romagna-Marche e il vice Presidente del COMITES (Comitato degli italiani all’estero di San Marino) Alessandro Amadei.

Due i temi principali dell’incontro: la complessa condizione nella quale si trovano i lavoratori frontalieri di San Marino, che dopo essere stati alle prese con questioni di carattere fiscale, normativo e di mancanza di equità di trattamento, ora si trovano ad affrontare i pesanti contraccolpi dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus che getta difficoltà ed incertezze sul loro futuro; dall’altra la necessità di una riforma organica della cittadinanza.

Lavoro frontalieri

I vertici del CSIR hanno manifestato la loro forte preoccupazione per una serie di emergenze poste sul tavolo della politica a da tempo irrisolti, come ad esempio, la questione dei 6 milioni di euro stanziati con il decreto rilancio 34/2020 e poi dal decreto Sostegni bis in favore dei lavoratori frontalieri dipendenti ed atipici rimasti senza lavoro a causa della pandemia e mai elargiti a causa della mancata emanazione da parte del Governo Italiano dei decreti attuativi.

Il CSIR, inoltre, ritiene non più rimandabile un intervento del Governo italiano volto a sanare un evidente vuoto normativo su cui, da anni, tanto le organizzazioni sindacali quanto gli organismi di rappresentanza dei cittadini all’estero insistono, ovvero l’approvazione dello “Statuto dei lavoratori frontalieri”, una proposta di legge ferma nelle aule parlamentari da tempo.

Un testo che si sostanzia di 5 articoli e che affronta temi sensibili come la parità di trattamento, il dialogo sociale transfrontaliero, la ricognizione degli accordi bilaterali (un terzo dei Paesi in questione non sono nell’Unione Europea), nonché l’istituzione di un osservatorio nazionale capace di qualificare e quantificare il fenomeno.

Cittadinanza

Dal canto suo il vicepresidente del COMITES Alessandro Amadei ha posto l’accento sulla necessità che il Governo sammarinese approvi una riforma organica sulla cittadinanza, superando le criticità presenti in una normativa articolata e complessa. Il primo nodo da sciogliere riguarda ancora la rinuncia alla cittadinanza di origine, come condizione per ottenere la cittadinanza sammarinese per naturalizzazione, che l’ECRI ed altri organismi europei chiedono da tempo a San Marino di eliminare. Vi è poi l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza di origine che è una vera spina nel fianco per tanti cittadini stranieri residenti, ai quali si chiede di rinnegare le proprie radici.

Sull’uno e l’altro campo di azione CSIR e COMITES hanno stabilito utili sinergie ed entrambi i comitati si sono impegnati a sollecitare l’intervento delle Istituzioni locali e regionali affinché si facciano anch’essi portavoce verso il Governo italiano ed il Governo sammarinese, per la soluzione di problematiche non più rinviabili.

Alessandra Gori – Agostino d’Antonio (CSIR)

Alessandro Amadei (COMITES San Marino)

 

Mail priva di virus. www.avg.com

Lo sportello legale dell’Associazione Sportello Consumatori resterà chiuso, in occasione del periodo feriale, per tre mercoledì consecutivi: 4, 11 e 18 agosto. Riapre al pubblico mercoledì 25 agosto prossimo.

In queste settimane sarà comunque possibile continuare a rivolgersi telefonicamente allo Sportello, tel. 0549 962063, e a comunicare via e-mail, all’indirizzo sportello.consumatori@csdl.sm.

Ass. Sportello Consumatori

Nei giorni scorsi, la CSdL ha incontrato il Segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, che ha inteso illustrare alle parti sociali le modifiche al PdL relativo alle cartolarizzazioni degli NPL delle banche, già depositato in prima lettura quest’anno a febbraio, di cui non si era saputo più nulla fino alla settimana scorsa e che figura all’ordine del giorno della Commissione Consiliare competente nelle giornate del 2 e 3 agosto prossimi.

Un’accelerazione particolarmente sgradevole, visto che il successo dell’operazione pare sia condizionato dalla garanzia dello Stato, ovvero da tutta la collettività.

È vero che, rispetto alla versione originaria, detta garanzia è prevista unicamente sul valore di realizzo dei beni sottostanti ai crediti concessi, stimato preventivamente da soggetti specializzati, ma ciò non costituisce una certezza, visto che si tratterà prevalentemente di cedere immobili presenti in un mercato, come quello sammarinese, particolarmente asfittico.

Infatti, la prima condizione per la quale la garanzia dello Stato non debba essere escussa è che ci sia qualcuno che li compri, mentre la seconda è che il prezzo sia effettivamente almeno pari alla stima preventiva. Inoltre, sarebbe oltremodo odioso se le obbligazioni garantite dallo Stato emesse dal Veicolo cui verranno ceduti gli NPL venissero acquistate dalle stesse banche sammarinesi.

Qualcuno ci accusa di essere i soliti disfattisti, ma riteniamo che il tema sia così importante e delicato che, così come per la Legge sulle risoluzioni bancarie, debba trovare la massima condivisione nel Paese, compresi coloro che sono più riluttanti o hanno bisogno di maggiori approfondimenti, che non quelli svolti in due ore a giochi fatti.

Per noi non è accettabile che la garanzia dello Stato debba essere decisa in totale autonomia dal Congresso di Stato, “sentito il parere della Commissione Finanze”. Se per la cessione dei frustoli è necessario il consenso dei due terzi dell’aula consiliare, riteniamo che un impegno così importante debba essere assunto almeno con il medesimo livello di rappresentanza dei cittadini.

CSdL

Molti i contenuti inaccettabili: aumento a 63 anni dell’età pensionabile con almeno 40 anni di versamenti (quota 103), aumento dell’aliquota per i soli lavoratori del 4%, incremento del contributo di solidarietà, ecc. Sconcertante e gravissima la proposta sul contributo dello Stato, che si vorrebbe legare al PIL: per la CSdL tale contributo va progressivamente aumentato rispetto a quello attuale. Senza le risorse dello Stato il sistema previdenziale non può reggere

È forse una provocazione per non fare la riforma pensionistica? È uno degli interrogativi che si è posto il Consiglio Direttivo CSdL riunito questa mattina a Fiorentino, rispetto alla bozza di riforma previdenziale discussa nell’incontro di ieri mattina con il Segretario per la Sanità. Una bozza che si presenta come una sostanziale riproposizione della ipotesi già presentata tre anni fa dal precedente Segretario Sanità, redatta dagli stessi tecnici consulenti degli ultimi Esecutivi, e anche allora seccamente bocciata dal sindacato, in quanto inaccettabile e irricevibile.

Questa “riproposta” di riforma pensionistica è una pura operazione contabile, ancora più semplicistica della precedente, che agisce quasi esclusivamente sui numeri delle pensioni.

Tra i punti inaccettabili vi è il passaggio, a partire già dal 2022, da 60 a 62 anni dell’età pensionabile, elevata addirittura a 63 anni dal 2024, con almeno 40 anni di contributi, introducendo la quota 103; questo balzo produce uno “scalone” che andrebbe a penalizzare i lavoratori che sono ormai prossimi alla pensione, che si vedrebbero aumentata l’età pensionabile in modo secco e senza gradualità. Addirittura l’età pensionabile aumenterebbe di ulteriori sei mesi, in quanto è previsto che dal momento della richiesta di collocazione a riposo, che va presentata quando si hanno maturati i requisiti, devono passare appunto sei mesi per ricevere la pensione.

Questo forte innalzamento non tiene in nessuna considerazione gli anni di versamenti previdenziali, in particolare di tutti quei lavoratori entrati fin da giovanissimi nel mondo del lavoro e che hanno maturato una lunga contribuzione, anche molto superiore ai 40 anni. Ciò è del tutto inaccettabile, anche tenendo conto che molti di loro hanno svolto lavori usuranti, soprattutto dal punto di vista fisico. Nessuna considerazione anche per le donne, molte delle quali hanno una vita lavorativa discontinua, con periodi di part time o anni di non contribuzione per essersi dedicate alla cura dei figli e della famiglia; occorre che questi periodi vengano considerati sul piano contributivo, per evitare che debbano subire pesanti penalizzazioni.

La lista dei contenuti inaccettabili prosegue con l’aumento del 4% per la contribuzione al primo pilastro pensionistico, a carico dei soli lavoratori dipendenti, mentre per i datori di lavoro non è previsto alcunché. Per la CSdL anche le imprese devono essere coinvolte; non è pensabile aumentare il peso della contribuzione solo sulle spalle dei lavoratori.

Viene incrementato in modo esponenziale il contributo di solidarietà, già introdotto con la riforma del 2011, il quale verrebbe applicato fin dallo scaglione di pensioni tra 1.000 e 1.300 euro, fascia di reddito attualmente esclusa. Questo contributo è, appunto, un elemento di solidarietà, e non può rappresentare in alcun modo la cessione di una parte di trattamento pensionistico, che non dimentichiamo mai è sempre una forma di salario differito.

Uno degli aspetti più critici e sconcertanti dell’intera proposta riguarda il contributo dello Stato, il quale viene commisurato “all’andamento della crescita media del PIL reale quinquennale”. Si prevede che se non si registra la crescita del Prodotto Interno Lordo, “il contributo dello Stato non è dovuto”. Nei casi di PIL positivi vengono  indicate percentuali progressive. In sostanza, il contributo dello Stato non è minimamente garantito, o quando c’è è del tutto insufficiente. Ciò significherebbe che gli accantonamenti dei fondi pensione si esaurirebbero in pochissimi anni.

Per il Direttivo CSdL il contributo dello Stato – attualmente fino al 25% delle risorse annuali versate per ogni categoria – deve invece essere aumentato, per dare una adeguata copertura all’erogazione delle pensioni, soprattutto a tutela delle nuove generazioni, già penalizzate dalle precedenti riforme. Il contributo dello Stato e la solidità dei fondi pensionistici sono quindi un prerequisito della riforma previdenziale, che la CSdL continuerà, anche nel proseguo della trattativa, a porre come elemento centrale e discriminante.

Uno degli aspetti su cui ha maggiormente insistito la CSdL è che la riforma delle pensioni va collocata in una quadro più ampio di riforme: in tal senso ha rinnovato l’appello al Segretario Ciavatta a coinvolgere anche altri Segretari di Stato al tavolo di confronto, ad iniziare da quelli per le Finanze e per il Lavoro.

Non è infatti pensabile slegare tale riforma dalla realizzazione compiuta della riforma tributaria del 2013, che ha prodotto un aumento della tassazione dei lavoratori dipendenti, mentre la base imponibile della gran parte delle imprese è rimasta irrisoria, incompatibile con i tenori di vita ostentati. L’equità fiscale, ancora da realizzare con l’introduzione dei più efficaci strumenti di accertamento dei redditi, deve essere quel passaggio mancante per accrescere le risorse dello Stato, necessarie anche per sostenere il sistema previdenziale nel lungo periodo.

Altre riforme da tenere strettamente collegate sono quelle del lavoro, dell’IVA sammarinese, le politiche sociali e il welfare state, il progetto di sviluppo di cui si continua a non vedere traccia. Centrali restano i temi del debito pubblico, che discende quasi esclusivamente dai dissesti delle banche e dagli NPL, e dei grandi debitori dello Stato, rispetto a cui nessun passo avanti è stato fatto.

Il prossimo incontro con il Segretario per la Sanità è in calendario giovedì 29 luglio alle ore 9.00 a Palazzo Begni. Si vedrà in quella occasione se il Segretario Ciavatta sarà riuscito a coinvolgere altri colleghi dell’Esecutivo per affrontare la riforma pensionistica in un contesto realmente complessivo e attraverso una visione di sistema. All’inizio della riunione odierna, il Direttivo ha approvato all’unanimità il documento di base e il regolamento per il 20° Congresso CSdL in programma nei giorni 11 e 12 novembre 2021 presso il Palace Hotel di Serravalle.

CSdL

Si è svolta oggi pomeriggio presso il Teatro Nuovo di Dogana la seconda delle due assemblee convocate dalla CSdL con il personale dell’ISS. Assemblee che hanno avuto lo scopo di illustrare ai lavoratori la posizione della CSdL e l’azione negoziale con la quale il sindacato è riuscito a correggere e modificare parte dell’art. 14 del precedente Decreto n. 85 (ora divenuto DL n. 107), relativo alle disposizioni applicabili in caso di mancata vaccinazione da parte del personale sanitario.

La CSdL ha ribadito il proprio convincimento della necessità che la vaccinazione coprisse l’intero corpo sanitario, ai fini della massima salvaguardia della salute pubblica, ritenendo però inaccettabile la prima versione del Decreto che interveniva sui diritti contrattuali senza aver minimamente coinvolto il sindacato. Ci siamo dunque confrontati con i lavoratori presenti in merito ai risultati ottenuti per i dipendenti ISS che hanno fatto la scelta di non vaccinarsi.

L’azione negoziale della CSdL ha consentito, in particolare, di ottenere il diritto allo spostamento del personale non vaccinato, ove possibile, in altra mansione all’interno della PA che non preveda il contatto con il pubblico, e, qualora ciò non avvenisse, il riconoscimento di una “indennità di sospensione” mensile pari a 600 euro lordi, oltre alla continuità nella maturazione dei contributi previdenziali del primo e secondo pilastro e nel percepimento degli assegni famigliari, a condizione che i lavoratori si rendano disponibili a svolgere i lavori socialmente utili.

Nel corso delle due assemblee gli stessi lavoratori hanno evidenziato una serie di problematiche legate alla non corretta applicazione da parte della dirigenza ISS delle norme del Decreto, in particolare quelle riguardanti la sospensione del personale ISS non vaccinato. Problematiche che hanno messo in luce una gestione non preventivata e piuttosto disorganica degli effetti conseguenti alle misure di sospensione, previste fino al 31 dicembre di quest’anno, o in caso terminasse l’emergenza sanitaria.

Tra queste, non è stato applicato correttamente il comma 5 dell’articolo 8 del Decreto 107, riguardante la possibilità di ricoprire i Profili di Ruolo vacanti all’interno della PA da parte del personale ISS non vaccinato. Infatti, non verrebbe rispettato il criterio che prevede la priorità in base all’anzianità di servizio, mentre l’Amministrazione vorrebbe applicare, del tutto impropriamente, il criterio gerarchico. Peraltro, ciò contraddice quanto era stato condiviso durante gli incontri con il Governo ed i Dirigenti Pubblici ed è stata evidenziato in una lettera della CSU già inviata nei giorni scorsi, che chiedeva di affrontare anche le problematiche della medicina di base.

Sono emersi anche casi di non corretta applicazione del decreto rispetto alla mancata vaccinazione “conseguente a certificato pericolo per la salute in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate” (comma 10 art. 8), in cui gli stessi certificati rilasciati da medici di base non sono stati riconosciuti validi, senza addurre specifiche motivazioni.

La CSdL plaude al fatto che la gran parte del personale sanitario si sia vaccinato e, nel contempo, rivendica dai dirigenti politici e sanitari dell’ISS la corretta applicazione del Decreto, attraverso una gestione coerente e pienamente rispettosa dei contenuti previsti e delle persone interessate.

CSdL

Mercoledì 21 giugno nuovo appuntamento con “CSdL Informa”, in onda alle 18.30 in diretta sulla pagina Facebook “Cuore CSdL”. Sarà dedicato alla riforma delle pensioni, alla luce della bozza di riforma previdenziale inviata ieri dalla Segreteria di Stato per la Sanità, e agli argomenti di maggiore attualità.

Il Segretario CSdL Giuliano Tamagnini coordina il  programma, in cui intervengono un dirigente confederale e un rappresentante di ognuna delle quattro federazioni di categoria: industria, pubblico impiego, costruzioni e servizi, pensionati.

CSdL

La CSdL ha convocato due assemblee fuori dall’orario di lavoro specificatamente rivolte a tutti i dipendenti dell’ISS, in due giornate consecutive, per permettere a tutti i lavoratori interessati di parteciparvi. Si potrà quindi prendere parte all’assemblea in programma Martedì 20 luglio, o in alternativa Mercoledì 21 luglio, dalle ore 15.30 alle ore 17.30 presso il Teatro “Nuovo” di Dogana.

Tema delle assemblee: “Le disposizioni del Decreto n. 107/2021 per il personale ISS“. Verrà illustrata ai lavoratori la posizione della CSdL e l’azione negoziale con la quale il sindacato è riuscito a correggere e modificare parte dell’art. 14 del precedente Decreto n. 85, relativo alle disposizioni applicabili in caso di mancata vaccinazione da parte del personale sanitario. La CSdL si confronta con i lavoratori in merito ai risultati ottenuti per i dipendenti ISS che hanno fatto la scelta di non vaccinarsi, senza pregiudicare gli obiettivi indicati dallo stesso Decreto, ora divenuto n. 107/2021, rispetto alla salvaguardia della salute pubblica nelle strutture sanitarie dell’ISS

Per motivi precauzionali legati alla pandemia, il numero massimo di partecipanti per ciascuna assemblea non potrà superare le 200 unità. In base alle disposizioni vigenti, è fortemente consigliato l’uso di mascherina. Saranno disponibili all’ingresso del Teatro gel igienizzanti.

CSdL

 

Il progetto di legge, su cui non c’è stato nessun confronto, è stato posto all’Odg della Commissione competente convocata per il 22 luglio. Se il Governo volesse consentire il confronto, dovrebbe annullare la convocazione

Il percorso dei due progetti di legge, riguardanti rispettivamente le cartolarizzazioni degli NPL delle banche e le disposizioni in materia di procedura e diritto civile, doveva essere comune, in quanto strettamente connessi. Era questo l’impegno che il Governo si era assunto a marzo scorso nei confronti delle organizzazioni sindacali. La CSdL aveva inviato le sue osservazioni e proposte su entrambi i progetti di legge, chiedendo il confronto, ma senza ricevere nessuna risposta.

Ora, con grande sorpresa si è scoperto che il PdL in materia di procedura e diritto civile è stato iscritto all’ordine del giorno della Commissione Consiliare competente che si riunirà il prossimo 22 luglio, per l’esame in sede referente.

La CSdL, con una lettera inviata oggi ha espresso tutto il suo disappunto per questa inattesa accelerazione dell’iter del PdL in questione, stigmatizzando l’assenza sia di confronto che di informazioni in merito alla presentazione di eventuali emendamenti.

Nei giorni scorsi, peraltro, la CSU aveva inviato una richiesta d’incontro ai Segretari di Stato competenti anche per chiedere una revisione delle norme che disciplinano il recupero dei crediti da lavoro dipendente, per consentirne una maggiore efficacia. Anche in questo caso non è arrivata nessuna risposta.

Evidentemente al Congresso di Stato interessa unicamente agevolare il sistema bancario, visto che questo progetto legislativo ha come finalità prevalente la semplificazione delle procedure per l’escussione delle garanzie poste per l’erogazione del credito, mentre la tutela degli altri diritti viene posta in fondo alla scala delle priorità.

In sostanza, se questo PdL entrasse in vigore così com’è, gli immobili e i beni di proprietà di un’azienda “decotta” potrebbero essere acquisiti dalla banca creditrice, potenzialmente a discapito di eventuali creditori privilegiati, ovvero i lavoratori e lo Stato. Se il Governo volesse concretizzare la sempre annunciata disponibilità al confronto, dovrebbe annullare la convocazione della Commissione Consiliare in programma il 22 luglio prossimo.

Rileviamo infine che, stando a quanto appreso ascoltando il dibattito di questi giorni in Consiglio Grande e Generale, il Segretario di Stato per le Finanze intende avviare a breve il confronto in merito alle modifiche al PdL sulle cartolarizzazioni, già discusso in prima lettura consigliare nello scorso mese di febbraio; pertanto non si capisce il motivo per il quale i due provvedimenti non potessero andare di pari passo, se non per rispondere a determinate pressioni.

CSdL

La CSdL esprime compiacimento per l’accordo bi-partisan

RSM 15 luglio 2021 – La trattativa portata avanti dalla CSdL aveva inevitabilmente lasciato sul campo qualche rivendicazione, pur avendone apprezzato i risultati. Ci ha pensato il Consiglio Grande e Generale a porre ulteriori miglioramenti al testo ed ora il lavoro occasionale costerà alle imprese il 5% in più: l’1% quale contributo aggiuntivo alla Cassa per gli Ammortizzatori Sociali mentre il 4% in più va al lavoratore, quale indennizzo ulteriore rispetto alle tariffe contrattuali.

Ciò è giustificato dal fatto che tale forma di lavoro è costituita da massima flessibilità / precarietà e quindi il lavoratore deve avere uno stipendio maggiore e non addirittura il contrario, come era fino a ieri. Tale principio era già stato condiviso con il precedente Governo, attraverso un articolo programmatico previsto dalla legge di bilancio per il 2018, ma la sua traduzione pratica in un Decreto Delegato era naufragata, in quanto la fortissima contrarietà di alcune Associazioni di Categoria aveva fatto desistere l’Esecutivo rispetto alla sua emanazione.

Siamo quindi particolarmente contenti che il Decreto sia stato ulteriormente migliorato grazie all’opposizione, che ha riproposto il principio sacrosanto che il lavoro precario deve costare di più, ed al Segretario di Stato per il Lavoro ed alla maggioranza che hanno accolto questa proposta. Si tratta di uno dei – purtroppo rarissimi – esempi di collaborazione bi-partisan che rendono onore alla classe politica.

CSdL